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Anna Bellato si racconta. Una donna tra il teatro ed il cinema

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Anna Bellato si racconta. Una donna tra il teatro ed il cinema

Ci ha introdotto a “Il bambino dalle orecchie grandi”, uno spettacolo scritto e diretto da Francesco Lagi, che la vedrà impegnata sul palco del teatro Argot di Roma dal 25 febbraio al 1 marzo

“Questa pièce racconta frammenti di una quotidianità minuta di un uomo e di una donna che tentano di conoscersi. Il loro è un rapporto particolare, unico, anche se condivide con tutte le storie d’amore l’avvicinarsi e il respingersi, il capirsi e poi il non capirsi, le classiche dinamiche di coppia, insomma.

Credo che Lagi sia stato molto bravo a tratteggiare i profili dei personaggi. Io e Leonardo Maddalena, il mio partner di scena, abbiamo cercato di infondere a tutto lo spettacolo un po’ di ironia, anche nei momenti più drammatici. Personalmente, mi sono poi sforzata di rispettare luci ed ombre della donna che interpreto e devo dire che non è stata una cosa molto difficile, perché, oltre ad essere stata caratterizzata bene come accennavo prima, offre davvero molte possibilità espressive”.

Con queste parole Anna Bellato ci ha introdotto a “Il bambino dalle orecchie grandi”, uno spettacolo scritto e diretto da Francesco Lagi, che la vedrà impegnata sul palco del teatro Argot dal 25 febbraio al 1 marzo.

Dovendo condividere momenti di intimità così profonda, tu e Maddalena vi siete affidati soltanto all’istinto e al mestiere o avete anche svolto un lavoro di preparazione particolare prima di affrontare il testo?

No, siamo partiti da lì. Le prove sono state molto accurate, questo sì, ma quello che vedrete accadere sul palco è il risultato naturale di quello che scaturisce direttamente dal testo. Il nostro è stato un approccio tradizionale, direi, e caratterizzato da grande fiducia nei confronti di chi ci dirige.

Per chi come te si divide tra teatro e cinema, quant’è difficile gestire i diversi tempi recitativi e a quali difficoltà si va incontro se ci si trova impegnati in contemporanea sui due fronti?

Rispetto al cinema, il teatro offre molto più tempo e, quindi, molte più possibilità. Ci sono le prove che ti permettono di lavorare con più calma, di approfondire meglio. In questo senso è più gratificante del cinema, dove è tutto più veloce. In linea generale, comunque, quando mi trovo ad essere impegnata su entrambi i fronti la considero una grossa possibilità per come sono fatta io. Mi piace prestare la massima attenzione alle parole e ai miei colleghi, piuttosto che pensare alle specificità espressive dei due mezzi.

In questi anni hai lavorato molto anche in televisione. Che rapporto hai con questo media rispetto a quello che, quando hai cominciato, pensavi sarebbe stata la tua professione? E, se potessi scegliere, ti piacerebbe mantenerti versatile come sei adesso o proferiresti concentrarti su una cosa sola?

Se c’è l’occasione di essere coinvolti in progetti di qualità, la televisione è un’occasione molto importante per chi fa il nostro mestiere. Per me, ad esempio, partecipare a una serie così bella come “Rocco Schiavone” è stata una grande esperienza umana e lavorativa. Se c’è qualità, c’è stimolo, sempre. A me interessano i progetti, i personaggi e sarà sempre così. Per quanto riguarda specificatamente il teatro, sono molto soddisfatta di quello che sto facendo in questi anni con Teatrodilina. È esattamente quello che vorrei andare a vedere se fossi uno spettatore.

Nel cinema, sei stata diretta da registi importanti come Salvatores e Moretti. In che modo, a tuo giudizio, un regista riesce a tirar fuori il meglio di te? E un giorno ti piacerebbe cimentarti in un’esperienza di questo tipo?

Se si crea la sintonia giusta, la giusta fiducia, si riesce a dare vita a un importante scambio artistico tra regista e attore. A me, per esempio, è capitato con Salvatores in “Stella” e ne sono stata particolarmente felice e gratificata. Fare il regista è molto diverso dal fare l’attore e al momento non prendo in considerazione l’idea di provare a passare “dall’altra parte della barricata”, no. Mi piace essere “disegnata”, diretta, l’importante è che non si trasformi in un rapporto di forze squilibrato. Il regista deve accompagnarti, fare in modo che la tua creatività si liberi e vada ad arricchire la creatività di insieme. Come avviene in questo spettacolo, per esempio, dove tutto concorre alla bontà del risultato finale.

Se pensi ad un’attrice che ti ha ispirato o che vorresti “emulare”, chi ti viene in mente per prima?

Meryl Streep, perché è abilissima nel passare da un registro espressivo all’altro. Il suo modo di recitare prevede sempre il cambiamento, la fluidità. E lo dimostra in ogni suo lavoro.

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