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Alice Schivardi l’Artista

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Alice Schivardi l’Artista

Domenica 26 Maggio alle ore 12:30, lo spazio indipendente artQ13 inaugura il progetto Sympatric Areas nell’Oasi Monumento Naturale Palude di Torre Flavia con l’artista Alice Schivardi che presenterà A suon di ali, opera performativa e video, frutto della ricerca condotta dall’artista sul luogo a partire da un’analisi ornitologica dell’ambiente e da una riflessione sulle antiche pratiche cultuali sugli uccelli.

A suon di ali nasce dalla tua personale relazione con l’Oasi Monumento Naturale Palude di Torre Flavia. E` una storia d’Amore? Mi piace chiamarla storia d’Amore, in fondo, è un ingrediente sempre presente nei i miei lavori, per le persone che ne fanno parte, per i luoghi che incontro, animali, insetti, ricordi… Ho la necessità di commuovermi, di entrare in empatia, di sentire la vicinanza dell’altro, la risonanza con gli altri e le altre, accorciando le distanze che in realtà sono fittizie, immaginarie. Divento parte di quei microcosmi che di volta in volta incontro, entrando a farne parte quanto più possibile.

Con Torre Flavia è stato un amore a prima vista: mi sono sentita da subito rapita dal paesaggio che mi circondava e mi sono calata in un habitat carico di significati da svelare, esplorare, che sento appartenere alla mia parte più istintiva. “A suon di ali” nasce anche grazie alla collaborazione nata con l’associazione Artq13, che mi ha sostenuto per due anni consecutivi ed invitato a partecipare a progetti che hanno a che fare con elementi naturali; l’anno scorso ho realizzato l’opera Cimitero galleggiante per insetti, sul Lungotevere di fronte a Castel Sant’Angelo. A suon di ali,  é quel che un luogo magico nato 300.000 anni fa, nel paleolitico, mi ha suggerito. Attualmente e` utilizzato come laboratorio all’aria aperta per lo studio e il monitoraggio di flora, uccelli, rettili, pesci e non solo. Come non perdere la testa!

Oltre all’esplicito intento di trovare le connessioni, anche più sottili tra vari esseri viventi, sembra che la tua Arte sia una risposta all’ implicito quanto struggente desiderio, di costruire un mondo colorato e amorevole, dove la realtà e il mito si intersecano per il raggiungimento di una piena Armonia tra l’Uomo e la Natura e gli uomini stessi. “A suon di ali”, da quali desideri profondi si sviluppa?
Sento nelle mie corde, fin da quand’ero bambina, la necessità di essere accompagnata e di accompagnare chiunque verso la scoperta di se stesso e delle proprie “Ali interiori”.  É profondo il mio desiderio di trovare quel mezzo resistente, non come le ali di Icaro, e leggero che possa far prendere il volo verso le proprie reali attitudini, mirando alla riappropriazione delle parti più vere di sé. Nella mia biografia, come in quella di chiunque, ma con diversi gradi di intensità, é presente il sentirsi emarginati. Il viaggio interiore che propongo è un viaggio che sembra quasi essere in antitesi con la velocità dei nostri tempi: un viaggio contro la solitudine per la perdita delle nostre tribù, un viaggio che parta dal senso di appartenenza a una società umana dotata di diversi livelli di autonomia,  ma che interagisce relazionandosi e organizzandosi per perseguire obbiettivi comuni, una società auspicabile in cui poter sviluppare la propria individualità e contemporaneamente potersi sentire in relazione con gli altri.

Grazie alla mescolanza fra realtà e mito e alle drammatizzazioni e rappresentazioni che ne conseguono, mettendo a fuoco le vicende dei personaggi esterni al tempo inteso in senso storico, ho la possibilità di entrare in rapporto con la sfera del sacro, di fondere aspetti della vita cosciente con la vita interiore inconscia, unendo idee di necessità con la figura che rappresenta.    Non amo gli animali più degli esseri umani, ma sento un profondo rispetto per tutte le specie che abitano questo pianeta. Le storie che hanno come protagonisti  gli animali o il rapporto fra animali ed esseri umani aprono spesso finestre da cui attingere per raccontarci di noi, delle nostre parti più profonde e delle trasformazioni che possiamo attuare per risuonare in armonia con questi percorsi. Oggi siamo portati ad indossare continue maschere e le nostre fragilità e  sensibilità diventano debolezze da cui nascondersi, poi frustrazioni, spesso odio, o nella migliore delle ipotesi, indifferenza. Io non mi voglio perdere la possibilità di fondermi con l’universo e i suoi abitanti tutti.

Claudio Montuori, l’Uomo Uccello, e` un importante street performer, capace di dar vita a spettacoli in cui, attraverso musica e voce, ammalia ogni spettatore con il suo richiamo ancestrale, trasportandolo in una dimensione gioiosa, primitiva, quasi perturbante. Come nasce la vostra collaborazione e di cosa vi siete reciprocamente arricchiti? Quando arrivai a Roma, circa dieci anni fa, una delle prime persone che incontrai, mentre si esibiva in una piazza della capitale fu proprio Claudio Montuori, l’Uomo Uccello. Non sapevo chi fosse, ma rimasi subito colpita, oltre che dal suo talento musicale, dalla carica esplosiva che trasmetteva, in grado di interloquire con la parte bambina di ogni persona e ad un livello diverso dal consueto. Non avrei mai pensato che, dopo anni, le nostre strade si sarebbero nuovamente incrociate, dando vita ad una preziosa collaborazione. Sento Claudio come un Maestro, una persona che ha basato la sua vita sullo scambio vero e profondo con gli esseri viventi; e` una di quelle persone che vantano un sapore selvatico e saggio allo stesso tempo. Grazie al suo esempio sto approfondendo questi aspetti personalmente e sto iniziando ad apprendere cosa può significare  “gioia di vivere”, nonostante tutto quello che ci accade. E’ una sensazione credo simile al conoscere uno sciamano dei giorni nostri, senza tempo, che si aggira per la metropoli, portando bellezza. E` l’incarnazione stessa della possibilità di autorizzarci a vivere in modo diverso da quello che il sistema ci propone/impone, del credere al proprio talento e di diventare un vivente ed umano capolavoro. Ringrazio Claudio per questa forza genuina e credo e spero, con la mia ricerca di autenticità, di poter essere anch’io per lui un incontro con un’appartenente della stessa tribù, un raggio di sole.
Claudio: Grazie a Stima, simpatia ed intenti d’ideali con le Ali ci stiamo adoperando insieme per dar maggior forza e valore che sta a Cuore a chi Ama e protegge la Natura.

L’abito-scultura che hai realizzato e` ispirato alle presenze ornitologiche nell’Oasi. Conoscendo il tuo rispetto per gli animali, nonché la tua coerenza, immagino sia cruelty-free …  Esatto. Ho costruito un abito con piume ritrovate nei mercatini o recuperate poco prima di esser buttate. Ovviamente cruelty-free …

Gli uccelli sono sacri  presso antiche civiltà di tutto il mondo, pensiamo alla mitologia cinese, all’ibis e al Falco presso gli Egizi, al Quetzal dei Maya; le piume hanno sempre goduto di grandissima importanza e spesso venerazione. Gli Indiani d’America consideravano le piume d’aquila simbolo di coraggio, onore, lungimiranza e soprattutto messagere e collegamento con il Grande Spirito. Chi partecipa al tuo Rito-Performance, con quale messaggio e con quale “Spirito” può entrare in contatto? Mi ha sempre colpito la storia di Maat dell’antico Egitto: dea della giustizia che, durante il rito dei morti, metteva una piuma come peso per controbilanciare il peso del cuore del defunto che si salvava solo quando il cuore su cui gravava la colpa pesava meno della piuma che lei stessa appoggiava dall’altra parte della bilancia. Mi sono sempre chiesta se mi sarei salvata di fronte a tale prova… non ho una risposta, ma sento di aver bisogno di leggerezza per controbilanciare il peso di questa vita. Le piume mi servono a scacciare il malefico e per me rivestono un valore affettivo oltreché simbolico. Calandomi nei panni di una dea metà uccello e metà umana entro in contatto con quella sensazione di leggerezza che il volo degli uccelli mi restituisce così bene. Una sfida con l’eternità, con la morte. E’ soavità, leggerezza non intesa  come superficialità ed indifferenza, di quella ne è pieno il mondo, ma come energia che ti fa ritrovare il ritmo del respiro salvifico, l’esatto opposto di quando rimaniamo in apnea. Non è facile sciogliere questi nodi.  Desidero che questa performance/rito abbia il sapore di un grande respiro collettivo, che, se possibile, faccia  risvegliare  l’animale che c’è in noi. Mi appello agli Spiriti della Giustizia e della Leggerezza: cercherò di evocare queste divinità per imprimere nel mio cuore e in quello di chi vorrà parteciparvi, un’immagine felice che faccia sorridere le nostre anime ogni volta che ne abbiamo bisogno.

Ho l’impressione che le tue opere siano permeate da un sincero interesse al riconoscimento del valore “degli ultimi” e mirino ad una sorta di “riparazione”, offrendo allo stesso tempo una visibilità che e` anche denuncia e sofferta partecipazione. Mi sembra di rintracciare un’evoluzione, frutto di una maturazione emotiva e artistica, che dal primo Cimitero per insetti, passa attraverso l’opera Victory 2016 ed oggi ti vede sempre più coinvolta in una produzione artistica intima che assume anche un valore profondamente sociale, ecologico ed etico. Quello che ho potuto constatare negli anni è la grande voglia di condivisione del respiro vibrante che abita le persone ed io sono fiera di continuare a fungere da ponte di collegamento fra un tutto che esplode e pulsa di storie e storia da raccontare. E’ proprio attraverso l’ostinata ed irrinunciabile pratica dei mie disegni a ricamo che continuo ad intessere, riparare, creare ponti affettivi, imprimendo su carta, mentre assisto dentro di me alla sedimentazione delle esperienze che faccio… Quando interagisco con le persone e le loro storie provo un’emozione di profonda gratitudine, curiosità, tenerezza. Le mie opere sono il frutto di queste e altre emozioni, senza nascondere le zone d’ombra, ma dando risalto alla cura, in senso pieno.

Mi fai venire in mente la celebre frase di Gregory Bateson, il cui pensiero è per te una delle fonti di ispirazione: “Stiamo imparando sulla nostra pelle che l’organismo che distrugge il proprio ambiente distrugge sé stesso”. Sembra quanto mai attuale. Sento anch’io che è così. Per me rientra nel concetto di cura, curarmi o curare l’ambiente circostante o le persone che incontro significa allargare il proprio orizzonte al tutto, perché ormai è chiaro che facciamo parte tutti di uno stesso organismo.

Al posto del cuore c’é un’ala sul tuo abito-scultura. Quali sono le parti di te che vogliono prendere il volo? L’ala di struzzo che ho utilizzato per l’abito-scultura mi è arrivata come un dono fra le tante piume da selezionare recuperate in una fattoria. Anche solo poter prendere fra le dita una parte del piumaggio di uno struzzo è stata un’esperienza di tenerezza e arricchimento. Quando dico che mi  comporto come un animale, è facile essere fraintesa, ma l’animale parla della pienezza rotonda degli istinti, l’animale è chi, con coscienza, spartisce il proprio respiro. L’animale non si basta: è in continua ricerca fuori da sè, per nutrirsi, per riprodursi, per amare. Io desidero liberarmi di un’Alice  che dimentica la sua parte più istintuale che è salvifica. Scavare nella mia intimità e in quella degli altri mi ha spesso permesso di percepire nettamente questa vibrazione positiva. Vorrei far prendere il volo a quella parte di me che è capace di trattare tutto come quell’ala di struzzo che stava per essere buttata via.

di Doriana Burzo psicologa e psicoterapeuta bioenergetica, appassionata d’arte
ph di Daria Paladino, Sebastiano Luciano, Luigi Celebre

4 Comments

4 Comments

  1. Francesca Donnini

    17 Maggio 2019 at 21:20

    Ho letto con piacere questa interessante intervista che trasmette il senso un’arte capace di..spiccare il volo anche partire da temi ponderosi (come la possibilità o l’impossibilità di salvezza individuale, collettiva e globale) e di un’artista che ricerca nutrimento nell’ardua semplicità dell’ autenticità e che riesce a coltivare sensualità e sensibilità verso la vita vivente tutta, senza..ingabbiarsi dentro sterili “ismi” (olismo, animalismo, pan-psichismo ecc)..

  2. Fabio Albini

    19 Maggio 2019 at 10:27

    Finalmente un’intervista con domande intelligenti e risposte adeguate, senza le solite idiozie da artista incompreso. Complimenti! Approfondirò la conoscenza dell’artista Schivardi perché mi suscita buone emozioni. In Italia c’è bisogno di buona linfa in ogni campo. Auguri.

  3. Roberta Martini

    19 Maggio 2019 at 13:48

    Come non amare la creatrice dei cimiteri per insetti? E` pura, geniale, umanità. Ottima intervista:domande musicali, intense,oneste e risposte coinvolgenti e semplici come la bellezza degli uccelli. Se non e` per tutti, non e` arte.

  4. Gianluca

    19 Maggio 2019 at 14:17

    In un’epoca dove l’atteggiamento personale, nonchè collettivo, sembra  andare a sbattere su divisori innalzati da macrabi muri mentali e sociali, e contribuisce ad un’esistenza che appare sempre più senza rispetto e senza necessità di comunicazione tra gli umani e il mondo animale, questo modo di porsi dell’artista spinge ad aderire al messaggio, al consiglio di non dividere arte e vita. Questa realtà di espressione è una interazione di amore con le armonie, le bellezze dell’esistenza in cui si auspica il sorgere, per poi divenire grandi, di riflessioni. Riflessioni profonde che gravitano, circondano, e già convivono nell’artista e non solo, anche in chi si pone come interlocutore, spettatore. È qualcosa di un’ imprescindibile mutazione, in cui, l’affacciarsi in un mondo complesso come quello animale, è avere cura e rispetto del silenzio e degli animali stessi. La grande capacità umana fà sì, che alcuni linguaggi dell’etere, di complessità e sopravvivenza, siano di riflesso e approccio per un sentire e vivere migliore per tutti e racchiude quello che di sacro il cuore dell’esistenza tramanda. 

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