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Alè Ale, torna a ballare! Una campagna per la cura anticancro

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Alè Ale, torna a ballare! Una campagna per la cura anticancro

“signora, è un miracolo che lei sia ancora viva!”. Il cancro è una malattia che fa paura, ha origini multifattoriali e per questo credo debba essere affrontata su diversi piani. É il cosiddetto approccio olistico, un orientamento che si prende cura non solo dell’organo colpito, ma di tutto il corpo, sostenendo il sistema immunitario (messo a dura prova dalle sole terapie tradizionali), la mente e lo spirito.

“Mi chiamo Alessandra Capone, ho 47 anni e vi racconto in breve la mia storia”. Inizia così la presentazione di Alessandra sulla pagina a sostegno della sua campagna Alè Ale, torna a ballare, un crowdfunding ideato con un gruppo di amiche per finanziare le costose cure anticancro alle quali si sta sottoponendo in un ospedale di Francoforte (gofundme.com/ale-ale-torna-a-ballare).

Alessandra ci racconta la sua esperienza oncologica,  il suo approccio alla malattia, condividendo pensieri e quotidiano, scardinando quella ritrosia sociale per la quale, con troppa fatica, si dà voce ai pazienti. Se ne fa carico e la campagna, per la sua storia e soprattutto per il modo che ha scelto per condividerla,  merita un’attenzione particolare perché ci ricorda prima di tutto che la cura è l’essere con gli altri. Nella rete che si sta creando a sostegno, nella messa in comune e nella condivisione di energie, esperienze, idee si stabilisce quella relazione di cura reciproca, antidoto al silenzio e all’ingiustizia, soprattutto per argomenti che non trovano adeguati spazi di dibattito e non ricevono l’attenzione che meriterebbero.

La forza, la determinazione, l’ironia, la responsabilità sociale non epiteti ma espressione di una donna, attivista per i diritti umani che da sempre “parteggia” e che sceglie, con generosità, di promuovere una campagna effettiva e propositiva che si concretizza, oltre al crowdfunding on-line, in una serie di eventi in città. Per far girare dunque informazioni ed esperienze su alimentazione e stili di vita, su cure tradizionali e cure integrate. Come spiega Alessandra: “Per restituire la solidarietà che sto ricevendo vorrei che la campagna fosse occasione per sensibilizzare sull’importanza di cure integrate per i pazienti oncologici – che dovrebbero trovar spazio nel servizio sanitario nazionale – e sulla necessità di accesso e condivisione delle informazioni”.  E sottolinea: “Non parlo di una sostituzione alle cure tradizionali ma di aggiungere orientamenti che si prendano cura non solo dell’organo colpito, ma di tutto il corpo, mente e spirito”.  Alè Ale torna a ballare è dunque una campagna di obiettivo comune e un “daje forte” per Alessandra.

Il  prossimo appuntamento è per il 28 giugno  alle ore 18.00 negli spazi di Lucha y Siesta con R-esistenze quotidiane, un dibattito su “Corpo, autodeterminazione e cure integrate nella malattia oncologica”. Una serata con Alessandra, con altre donne che hanno avuto esperienza di malattia oncologica, con medici e nutrizionisti per un confronto su prevenzione, alimentazione, cure.  Con letture e con uno spettacolo al termine del dibattito. Perché come scrive in uno dei post sulla sua pagina Facebook:  “E’ molto importante condividere l’amore, i pensieri e le esperienze con gli altri. Provare empatia ed essere solidali con le persone. E continuare a lottare”.

Questa è la storia che ha scelto di condividere :

Mi chiamo Alessandra Capone, ho 47 anni e vi racconto in breve la mia storia.
Ho iniziato il 29 Aprile, presso la Klinikum der Johann Wolfgang Goethe-Universität di Francofor
te, un trattamento costosissimo di chemioperfusione e chemioembolizzazione al fegato per un cancro al seno metastatico.
Ho scelto Francoforte perché qui trattano casi difficili e rischiosi come il mio, e che altri rifiuterebbero di affrontare. Ogni trattamento costa 3.900 euro e dovrò farne ancora almeno 3/4! A questa cifra si devono aggiungere le spese di viaggio e alloggio per me e un accompagnatore, necessario per sostenermi dopo il trattamento e aiutarmi a causa dei pesanti effetti collaterali.
Ho il fegato con parecchie metastasi, alcune in posizioni davvero critiche, e sono proprio queste da trattare il prima possibile per evitare che, una volta entrate nelle vie biliari, mi rendano assai difficile sopravvivere.
La mia storia comincia nel 2010 con un cancro al seno a cui sono seguiti mastectomia e le cure da protocollo (radio intraoperatoria, chemioterapia…). Dopo cinque anni in cui sono stata libera da malattia, nel 2015 scopro di avere diverse metastasi a fegato e linfonodi. Intraprendo altri cicli di chemioterapia, ma contemporaneamente inizio a modificare il mio approccio alla malattia, anche grazie all’incontro con un medico speciale. Nel 2016 faccio la prima termoablazione al fegato che poi ripeterò nel 2017. A Gennaio 2018, inaspettata, ad un controllo compare una lesione all’osso del cranio, che riesco a neutralizzare in pochi mesi con una radioterapia stereotassica.
Siamo nel 2019 e il Dr. Prof. tedesco mi ha detto: “signora, è un miracolo che lei sia ancora viva!”. In questo momento, secondo lui, non reggerei una chemioterapia classica…mi ucciderebbe!

Per scrivere queste righe, direttamente dalla stanza in cui sono in attesa di fare il primo trattamento, ne ho fatta un’altra delle mie, ma avevo bisogno di esprimermi e comunicare con qualcuno. “Daje Ale!” – mi sono detta – e sono letteralmente sgattaiolata fuori dalla stanza con il mio camice – aperto dietro, ovviamente! – di fronte a un gruppetto di tedeschi che mi guardavano sbigottiti.

Qualche spiegazione – ovviamente laica! – al miracolo di cui sopra ce l’avrei! In questi anni ho imparato a non identificarmi con la malattia. Ho coltivato uno spirito critico, una resilienza, una curiosità, una voglia di capire e di chiedere sempre, a costo di rompere le ovaie a oncologi e prof!

Ho vissuto, amato, viaggiato, nutrendomi di arte, impegno sociale e politico e soprattutto di flamenco, alè!

Il cancro è una malattia che fa paura, ha origini multifattoriali e per questo credo debba essere affrontata su diversi piani. É il cosiddetto approccio olistico, un orientamento che si prende cura non solo dell’organo colpito, ma di tutto il corpo, sostenendo il sistema immunitario (messo a dura prova dalle sole terapie tradizionali), la mente e lo spirito.

Dal 2015 ho intrapreso un percorso di medicina integrata, rivoluzionato la mia alimentazione, ho iniziato agopuntura, migliorato il mio stile di vita, meditato, intrapreso un percorso psicoterapeutico di conoscenza e consapevolezza. Last but not least, ho ripreso le scarpette da danza da anni appese alla parete!

Ho ancora un sacco di cose da fare in questa vita e queste cure sono importanti per migliorare la mia prognosi e la mia qualità di vita.

Io non mi arrendo!
“alè Ale, torna a ballare!”

Per sostenere la campagna  #aléAle !! https://www.gofundme.com/ale-ale-torna-a-ballare

Articolo di Rachele Masci

 

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