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Albadoro Gala porta a Roma il Caput Mundi International Burlesque Award 2018

Intervista esclusiva con la bellissima Albadoro Gala, conturbante performer italiana e organizzatrice del famosissimo evento, giunto alla sua quinta edizione.

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Il 9 e 10 febbraio riunite nella città eterna, nella meravigliosa cornice di piazza di Spagna,  ospiti internazionali dalla bellezza iconica, come Mosh e Medianoche, vero e proprio riferimento per il panorama burlesque mondiale, per eleggere la Papessa del Burlesque.

Il burlesque è un fenomeno che, almeno nella sua forma ufficiale, nasce nel lontano 1815, quando Elisa Vestris si esibisce al King’s Theatre di Londra. Dall’epoca vittoriana alla Parigi dei Café chantant e del vaudeville di fine Ottocento, passando per la New York degli anni Venti, fino al new-burlesque, questa forma d’arte ha vissuto alterne vicende e subito moltissime contaminazioni, ma un aspetto non è stato mai tradito: è una pièce teatrale intrigante, caratterizzata da divertimento, satira, ironia, seduzione ed esibizionismo, ispirata non solo dalla lussuria, ma anche dal desiderio, dalla passione e dai sogni.

Vista la sua longevità, cerchiamo di conoscere meglio alcuni aspetti di quest’arte, lasciandoci guidare da chi ne ha fatto uno stile di vita e chiacchieriamo a lungo con Angelica, in arte Albadoro Gala, ammaliante più che mai, diventata star grazie al suo primo datore di lavoro che quando l’ha vista succinta in tv  l’ha licenziata, organizzatrice del più grande evento del genere, ospitato nella suggestiva Trinità dei Monti il prossimo weekend.

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Cos’è il burlesque? Qual è la sua essenza, la sua filosofia? Il Burlesque è un’arte, l’arte della seduzione, l’arte del “portare a sé”. Ogni persona, donna o uomo che sia, ha intrinseche le potenzialità per esprimere ed esercitare l’attrazione verso se stessi, ed il burlesque fa di questo il suo fulcro esaltando queste potenzialità attraverso un linguaggio più teatrale. La sua essenza è quindi atavica, visto che l’uomo, come qualsiasi altro essere vivente ha da sempre escogitato modi per attrarre gli altri, come un pavone apre in maniera istintuale la sua ruota di fronte ad una probabile compagna. In questo il Burlesque è, nella sua forma più classica, l’esaltazione di una danza di corteggiamento.

Cosa differenzia il burlesque da uno spogliarello? Lo spogliarello o lo strep tease fanno parte del Burlesque, quello che va considerato è che il burlesque per essere tale non deve soltanto incorporare una fase di streap tease, ma tanti altri accorgimenti. Il burlesque ha una predominante valenza teatrale, spesso raccontiamo storie, creiamo atmosfere e lo facciamo con buon gusto ed eleganza, eleviamo la nudità attraverso la cura dei dettagli alla ricerca della bellezza e della libertà più assoluta.

La donna sul palco, o nel calice di Martini, è un oggetto sessuale o è lo spettatore l’oggetto della performer? Ovvio che sia lo spettatore l’oggetto della performer e non il contrario. Chi è sul palco è l’elemento dominante e qualsiasi professionista di burlesque è in grado di instaurare questo tipo di dinamica.

Se non c’è sfruttamento del corpo, cos’è il corpo per una performer? Certo che c’è sfruttamento del corpo! Il punto di forza del Burlesque e delle sue protagoniste sta proprio nel fatto di essere donne e artiste talmente libere e forti, da salire su un palco e sfruttare il proprio corpo insieme all’intelligenza e alla sensibilità artistica, per creare qualcosa di unico ed emozionante. Nel momento in cui è la donna che utilizza consapevolmente la propria femminilità ed il proprio corpo, la parola sfruttamento è inappropriata, soprattutto se espressa nella sua accezione negativa; un matematico non mette a frutto la sua intelligenza? Un cantante, non sfrutta la propria voce? Come un matematico sfrutta la propria intelligenza, io sfrutto il mio corpo, insieme a tante altre cose.

Il burlesque è una forma d’arte accessibile a tutte? Sicuramente essere belle aiuta, come una bella presenza aiuta un attore o un ballerino; in generale, qualsiasi arte scenica richiede una bella presenza, è inutile prenderci in giro. Il Burlesque differisce dalle sfilate di moda o dal balletto perché noi non abbiamo uno stereotipo, crediamo fortemente che grazie all’arte del teasing qualsiasi donna possa apparire seducente; certo la gran parte delle performer professioniste sono donne bellissime, che curano moltissimo il proprio aspetto, ma ci sono anche molti esempi di performers che non corrispondono a nessun criterio moderno di bellezza e che fanno burlesque con grande abilità e successo. Con questo, non dobbiamo cadere nell’equivoco, sempre più comune,  che il burlesque sia accessibile a tutti, ma dobbiamo considerare che grandi doti di comunicazione, creatività, carisma, musicalità, buon gusto e tenacia, possono compensare la bellezza. Se si ha tutto questo non sarà qualche chilo in più o qualche centimetro in meno a fare la differenza.

La vera maschera si indossa sul palco o dopo essersi struccate e rivestite? Credo che questo sia molto soggettivo. Nel mio caso credo che la mia maschera sia molto simile all’originale,  e probabilmente questo è proprio il mio punto di forza. Il pubblico mi dice che io sono vera , che si percepisce che non sto indossando i panni di nessuna, se non i miei, e che, a prescindere dal tipo di esibizione o personaggio che porto sul palco, emerge sempre la mia vera essenza.

Nell’Inghilterra vittoriana, dove nasce, il burlesque si “burlava” di abitudini e passatempi dell’aristocrazia e dei ricchi industriali. Il new burlesque fa lo stesso? Di chi si burlano oggi le performers? Si è esatto! Ancora prima, la stessa dinamica accadeva nell’antica Grecia. Oggi le performers hanno l’imbarazzo della scelta e ci sono artiste che prendono in giro colleghe. Ci si burla della politica, della società,  di eventi particolari… si fa satira. Negli anni alcune performers di new burlesque creano act tristi, truculenti o di denuncia sociale. Io invece penso che il burlesque debba mantenere la propria natura di leggerezza e intrattenimento. Come indica la matrice della parola Burla.

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Perché una donna si avvicina al burlesque? Quasi tutte le mie allieve, come moltissime colleghe, arrivano al burlesque per un’esigenza di riappropriazione di se stesse, della propria femminilità, del proprio eros, del proprio corpo. Viviamo in un tempo in cui la femminilità viene percepita come debolezza. Abbiamo assistito alla mascolinizzazione della donna e le donne sono diventate ottime scimmiottatrici degli uomini. Ci siamo “messe i pantaloni”, ma, alla base, c’è stato, secondo me, un grande equivoco: emancipazione non vuol dire rinunciare a se stesse e a quello che di bello e unico hanno le donne; emanciparsi dovrebbe voler dire acquisire la consapevolezza che le caratteristiche femminili sono la nostra forza più grande.

L’errore più diffuso tra chi pratica il burlesque? Volersi esibire a tutti i costi: frequentare un corso non vuol dire necessariamente salire su un palco. Bisogna avere rispetto del pubblico, rispetto di un palco e rispetto per quest’arte che tante, forse in troppe, dicono di amare.

Avere icone di riferimento, Dita Von Teese, Albadoro Gala, Mosh, Medianoche o altre, è di aiuto, di stimolo per chi intraprende questo percorso? Certo, le icone servono come spunto per creare il proprio personaggio ed osservare le grandi, da sempre e non solo nel burlesque, è un esercizio molto utile.

Le reazioni degli uomini e delle donne sono le stesse? Non ci sono differenze tra uomini e donne, ci sono differenze tra persone e persone. Il pubblico a cui piace il burlesque ha una mente aperta e libera dai pregiudizi e per fortuna queste persone sono sempre di più. Alcune, invece, hanno reazioni negative perché non sono pronte, hanno una mente chiusa e, sono certa, anche una triste o insoddisfacente vita sessuale. Spesso sono queste persone a reagire male. Le donne incrociano le braccia in segno di chiusura, mentre gli altri applaudono e urlano, si mettono spesso in prima fila, le loro espressioni facciali esprimono disapprovazione per ciò che fai o per come lo fai. Sul loro volto puoi leggere odio puro, conoscere quante brutte cose pensano di te, e farti sentire brutta è la loro missione. Magari sono anche convinte che, alle performers, la loro opinione possa interessare. Alcuni uomini semplicemente si imbarazzano, non riescono a fare altro che guardare per terra durante l’esibizione, come se stessero facendo qualcosa di cui vergognarsi.

Quanto pesano i pregiudizi in questo mondo? Oppure chi pratica il burlesque è così libera da non temere nessun pregiudizio? Il pregiudizio non mi tange, non lo ha fatto neanche in passato, prima che mi dedicassi al burlesque e credo che tutte le colleghe professioniste siano immuni dai pregiudizi, o che, come faccio io, ci ridano su. D’altronde, che te ne fai di un pregiudizio?

Cosa affronta una donna che decide di frequentare una scuola di burlesque ma, soprattutto, di esibirsi in pubblico? Mi riferisco alla famiglia, al marito, ai figli, al posto di lavoro, alle amiche… Sicuramente per chi sceglie di studiare o praticare il burlesque in forma amatoriale è diverso. Tante allieve, di età ed estrazione sociale differenti, hanno dovuto smettere o continuare di nascosto, per non incorrere nell’ira di mariti, padri, fidanzati e datori di lavoro; ci sono allieve che studiano con me da più di 5 anni in gran segreto, madri di famiglia, nonne, o donne che ricoprono ruoli istituzionali. Io, naturalmente, rispetto la loro decisione e comprendo i loro timori, ma credo che dovrebbero condividere anche questa parte di loro stesse. Nei casi in cui questo è accaduto, ne sono stata  fiera.

Quanto pesa ancora oggi la morale cattolica nel rapporto che le donne hanno con il loro corpo? La morale cattolica pesa su tutto, sulle donne, sugli uomini, sul concetto di famiglia, sul lavoro, sull’economia… Ma credo si stiano facendo passi avanti. Lo dimostrano le inaspettate aperture a certe novità da parte della chiesa, che essendo un’istituzione secolare sta forse comprendendo di doversi adeguare velocemente per sopravvivere ai tempi.

L’Italia è pronta per il burlesque? Quali sono i paesi dove è maggiormente diffuso? Quello italiano è ancora un pubblico di nicchia, ci vorrà del tempo per far sì che il Burlesque sia diffuso in Italia come lo è nei paesi anglosassoni, in cui è culturalmente radicato. Tuttavia, negli ultimi 10 anni, si è fatto molto nel nostro Paese e la scena italiana è cresciuta in modo esponenziale. Il festival che organizzo ha proprio questa missione.

Si parla anche di Burlesque come terapia: per curare cosa? Il burlesque può essere un’ottima terapia per superare la depressione, il disformismo, i disturbi alimentari. E’ ottimo dopo la gravidanza o dopo particolari interventi chirurgici, ma in Italia non ci sono ancora dei corsi che si avvalgano della collaborazione di professionisti sanitari: è una cosa alla quale stiamo lavorando. Spesso le mie allieve dicono che in realtà io faccio la psicoterapeuta, ma per ora mi limiterei a dire che il burlesque fa bene all’umore e, sicuramente, al rapporto di coppia.

Il background sociale e culturale delle donne che appartengono a questo mondo è trasversale o ha delle connotazioni specifiche? Assolutamente trasversale: molte provengono da altri settori artistici, come la danza , il teatro , il cinema; molte altre, invece, come me, prima di fare burlesque facevano le manager o altro.

In una società che si definisce “libera” come la nostra, dove gli uomini si lamentano del troppo potere delle donne, perché sempre più donne hanno bisogno di ri-scoprire se stesse? Non è un controsenso? C’è stata una fase di mascolinizzazione della donna dovuta alla sacrosanta ricerca di libertà e riconoscimenti.  Ora che, forse, non dobbiamo lottare più per le conquiste ottenute da altre donne prima di noi, vogliamo riprenderci quello che abbiamo dovuto abbandonare durante la battaglia.

Quale ruolo svolgono gli uomini nel burlesque? Gli uomini possono essere performer sul palco, come le donne, stage manager, produttori, ma quelli più utili alla causa sono i compagni, mariti e padri, uomini speciali, davvero forti, per niente impauriti dal burlesque, fieri e accaniti sostenitori di mogli, fidanzate e figlie performers.

Da quando pratica il burlesque, c’è stata qualche donna che grazie al burlesque ha rivoluzionato la sua vita? Ricorda qualche storia in particolare? Ho avuto la fortuna di incontrare e conoscere le più grandi esponenti di quest’arte, donne che hanno fatto quel che io sto facendo ora, 30 o 40 anni fa, delle eroine, forse inconsapevoli, dalle quali ho cercato di prendere il più possibile e sono troppe per citarle tutte. Dovrei fare una lista e sicuramente dimenticherei qualcuno…

Lei si sente una specie di dott. Jekyll e mr. Hyde, oppure convive armoniosamente con il suo alter ego? Come ho detto in precedenza porto me stessa sul palco, la mia essenza è la stessa. Ma, in realtà, quale dei due è il suo alter ego? Il personaggio pubblico o quello privato? Quello che cambia è l’aspetto esteriore. Ammiro immensamente molte mie colleghe che riescono ad essere sempre perfette, bellissime, pettinate, vestite e affascinanti. Io non ci riesco, forse perché, oltre ad essere una performer, sono anche un’insegnante, una produttrice, una costumista e una moglie. Non avrei mai il tempo di essere perennemente nei panni di Albadoro, sarebbe troppo impegnativo. Credo sia salutare, per me, essere una donna comune quando non sono sul palco; mi fa piacere, in certi momenti, diventare invisibile, anche se incontrare un fan senza chili di lacca in testa, strato di fondotinta e rossetto scarlatto non è certo piacevole. Ho ovviato al problema inventandomi una sorella gemella: sul palco sono Albadoro Gala, fuori sono sua sorella , nonché la sua manager, quella un po’ sfigata, Angelica Massafra.

Attendiamo allora di vedere tutte le bellissime performers, accompagnate da lussuose auto d’epoca a Trinità dei Monti, scenderanno, divine, lungo la storica scalinata, facendo rivivere alla città eterna fasti di felliniana memoria. Grazie Albadoro!

di Alessia de Antoniis