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Le Interviste Improbabili di Adriano Bono: Federico “Jolkipalki” Camici, il bassista di Motta.

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Le Interviste Improbabili di Adriano Bono: Federico “Jolkipalki” Camici, il bassista di Motta.

Facciamo qualche domanda trabocchetto al bassista di Francesco Motta, la nuova star della scena indie-rock Italiana.

Ciao Federico “Jolkipalki” Camici, da qualche anno a questa parte, dopo anni di militanza in svariati e validissimi progetti musicali (Torpedo, The Reggae Circus di Adriano Bono, Kento &  The Voodoo Brothers etc. etc.) sei entrato a far parte anche della band di Francesco Motta, la nuova promessa dell’Indie-Rock Italiano, e hai assistito da molto vicino alla sua esplosione di successo. Ti va di parlarcene?! Se qualche domanda ti dovesse imbarazzare non farti problemi a rispondere con il classico “no comment” 🙂

Cominciamo dall’inizio: come ti sei ritrovato in questa formazione?!

E’ successo tutto in modo molto semplice. Un giorno mi chiama Cesare (n.d.r. Petulicchio, batterista di Motta e dei Bud Spencer Blues Explosion), con cui avevo già suonato in altri progetti (n.d.r. Voodoo Brothers) per sondare la mia eventuale disponibilità ad unirmi alla band. Loro avevano già fatto il grosso del ‘lavoro sporco’ e, tra l’altro, lo avevano fatto molto bene: due mesi di prove per mettere su il live e una manciata di concerti, prima senza basso e poi con il supporto dell’ottima Laura (n.d.r. Arzilli, collaboratrice di Riccardo Sinigallia e storica bassista dei Tiromancino). Qualche giorno dopo la chiacchierata con Cesare, mi ha chiamato Francesco, che fino ad allora conoscevo poco, e ci siamo ritrovati a passeggiare all’ora di pranzo per un Pigneto deserto, confrontandoci sulla musica e sul tipo di concerto che aveva in testa. Il suo approccio semplice, diretto e pieno di autentica voglia di mettere la Musica al primo posto mi è piaciuto subito.
Tre giorni dopo sono salito per la prima volta sul palco con loro.

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Come ti trovi a far parte della sua band?! Non tanto come musicista, che in quanto a quello lo vediamo anche da sotto il palco che ti trovi benone, ma intendo proprio a livello umano. C’è una bella atmosfera in camerino prima dei live, o in sala prove mentre preparate lo spettacolo, o sul furgone durante i viaggi?!

E’ stata un’esperienza travolgente. Sotto molti punti di vista. Il primo è senza dubbio il team che si è creato.
Nella band ma non solo. Anche con i tecnici (Andrea, Felcio e tutti gli altri) e con tutti coloro che hanno accompagnato il Tour in varie fasi e in varie vesti.
C’è stata un’atmosfera molto bella. Un anno di vita vissuto intensamente e condiviso in un clima ottimo.
Goliardico a tratti, talvolta surreale e al tempo stresso sudato giorno per giorno.
Nel rispetto delle diversità e delle esigenze, che credo sia stato il vero punto di forza.
Amen.

E dopo i live invece?! Ne succederanno di tutti i colori in quei camerini nel frattempo che l’adrenalina scende e il livello etilico sale, non è vero?! Qual è la cosa più folle alla quale ti è capitato di assistere?!

Difficile scegliere (n.d.r. ride). Passo.

E tornando alla musica, secondo te a cosa si deve il grande successo di pubblico e critica che sta riscontrando la proposta artistica di Motta?! Alla sua particolare sensibilità come autore di testi?! Agli arrangiamenti musicali?! Al suo carisma sul palco?!

Io credo che Francesco abbia trovato come autore una sua chiave autentica molto personale e interessante e questo non è affatto facile.
Il suo modo di scrivere arriva. Comunica. Emoziona.
Oltre a questo Fra ha tutta una serie di esperienze alle spalle che lo hanno reso molto completo nella visione di insieme.
La mia stima per lui è elevata. Così come è elevata quella che ho per gli altri musicisti che fanno parte di questo progetto.
In effetti, credo che anche nel mettere insieme band e tecnici Fra sia stato molto bravo.

Siete reduci di una tournèe trionfale che vi ha portato in giro per i migliori festival d’Italia, con come botto finale un gran bel concerto a “Villa Ada – Roma Incontra Il Mondo”. Qual è stato l’evento al quale avete partecipato che ti ha colpito di più, e perché?!

Il Primo Maggio. Può sembrare scontato ma più che un concerto, il Primo Maggio è una sorta di bungee jumping: una centrifuga di 10 minuti in una pentola a pressione. Per chi ama le emozioni forti. Io sono fra quelli.

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Come artista Motta ha da poco firmato un accordo discografico ed editoriale in esclusiva per Sugar, mentre Woodworm, l’etichetta indipendente che l’ha lanciato, resterà in secondo piano ad occuparsi del management. Un bel colpo dal punto di vista commerciale. Secondo te questo accordo cambierà il suo approccio alla composizione, o si rivelerà solo una buona occasione per far arrivare la sua musica ad una più larga platea di pubblico?!

Non credo. Fra ci tiene molto, giustamente, alla sua cifra ed ha le idee molto chiare.
Non credo che nessuno possa influenzare la sua scrittura.
Bisognerebbe, in ogni caso, chiedere a lui.

Tra l’altro proprio Filippo Sugar è il nuovo presidente della Siae, e mi risulta che ha preso molto a cuore le sorti di Motta, mentre invece tu, paradossalmente, lavori in prima linea anche per Soundreef, che è un nuovo e accanito concorrente di Siae per quel che concerne la raccolta del diritto d’autore. Quando ti dovesse capitare di incontrare Sugar probabilmente si vedranno lampi tra i vostri sguardi. Come te la vivi questa curiosa coincidenza?!

Certo, è una buffa coincidenza.
Se non fosse che io non credo nelle coincidenze (n.d.r. ride).

Mi è ovviamente già capitato di incontrare lo Staff di Sugar e, in un paio di occasioni, anche Filippo.
Mi ha fatto una buona sensazione: sembra una bella persona, molto garbata.

La questione Soundreef-SIAE non ha nulla di personale. E’ un tema più profondo e di sistema.
Ovviamente in Sugar sanno che ruolo ho in Soundreef ma non abbiamo mai realmente messo sul tavolo l’argomento in un confronto “ufficiale”.
E devo dire che sono proprio io a non voler mischiare troppo le cose.
Almeno per ora. Magari ci sarà occasione in futuro.

Ci racconti qualche gossip su Motta?! Che ne so, qualcosa sulla sua vita sentimentale per esempio 😀

Non sono il tipo. Al massimo posso raccontare la mia.

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E’ vero che si rimorchia un sacco ad essere il bassista di Motta?! 😛

Credo si rimorchi di più a shakerare cocktail in un bar di Ponte Milvio con i tatuaggi in vista. Dipende tutto da che prospettiva vedi le cose (n.d.r. ride).

Se domani ti chiamassero per suonare con loro i The Giornalisti, lasceresti Motta?!

No.
Tra l’altro io sono un romantico. Mi affeziono.

 

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Cos’altro stai combinando in questo periodo?! Cosa bolle nel tuo pentolone di artista eclettico e multiforme?! 🙂

Sto lavorando a del materiale collocabile nell’ambito della Musica Elettronica che ho nel cassetto da un po’.
Passo da momenti di grande entusiasmo a momenti di dubbio amletico.
Nel frattempo coltivo la mia passione per l’Afrobeat.
E lavoro con Soundreef per fornire a tutti gli autori un modo più semplice ed efficace per gestire i propri diritti d’autore, tema a me molto caro.

Grazie per il tuo tempo e la tua disponibilità Federico! 😀

 

 

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