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A Scup per la Festa delle Streghe: tra musica, falò e lumache

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A Scup per la Festa delle Streghe: tra musica, falò e lumache

Nella notte più breve dell’anno Scup si trasforma in un’osteria e un teatro di musica, canzoni, letture, stornelli e milonga.

Nella città in cui il Circo Massimo si recinta per concerti a pagamento, mentre l’arte e la cultura nelle strade e nelle piazze si scontrano con  burocrazia e regolamenti, gli attivisti di Scup puntano l’attenzione sul recupero della genuinità e  allegria delle tradizioni romane come l’ultra centenaria ma oramai scomparsa “Festa delle Streghe” – con l’auspicio che presto torni ad essere occasione per tutti per incontrarsi nelle strade e nelle piazze,  parlarsi, e dare spazio alla socialità, alla musica e al convivio.

Ma di cosa si tratta? Quella fra il 23 e il 24 giugno è la notte più breve dell’ anno, in quanto comincia l’estate. Secondo le tradizioni popolari, si credeva che le streghe in quella notte magica si  dessero appuntamento nei pressi della basilica per un grande Sabba e andassero in giro per la città a catturare le anime. Le streghe venivano chiamate a raccolta dai fantasmi di Erodiade e Salomè, dannate per aver causato la decapitazione di san Giovanni. Per non farle entrare in casa, fuori delle porte, prima di uscire a festeggiare, si metteva la scopa e il barattolo del sale, oppure due scope messe in croce.

Per secoli le strade di San Giovanni in Laterano si sono riempite di romani provenienti da tutti i quartieri, per vivere una notte di falò, musica e vino, colorata dal folklore popolare con scope, campanacci, aglio, sale e fischietti per tenere lontane le streghe. E poi gli stornelli e la canzone romana, e l’immancabile scorpacciata di lumache, che con le loro corna si portano via per l’anno che viene discordie e preoccupazioni, malumori e litigi.  E a proposito delle lumache … c’era anche chi se le portava cucinate da casa, perché non si fidava dello spurgo che facevano gli osti romani.

Come di consueto nelle osterie di Roma sparita, si serviva anche  solo il vino e il cibo veniva cucinato in casa. L’atmosfera tipica di questa festa, mangereccia e  bevereccia, e le sue tipicità tornano per tre giorni negli spazi di via della Stazione Tuscolana, “sperando – spiegano gli organizzatori – di trovare nuovi compagni di viaggio per ridare  a San Giovanni la sua festa nelle future edizioni o, perché no, già a partire da questa”.

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