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Il 22 novembre “Storie di donne. Barbarie italiana” sarà a Montecitorio

In occasione della Giornata mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne, Betta Cianchini presenterà il suo spettacolo a palazzo Montecitorio. Oggi è con noi di Postit

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Sono andata in caserma, ma poi sono tornata a casa.
Non ci riesco. Non mi escono le parole. Non mi escono.
Come faccio a raccontare che mio marito, il padre di mio figlio, mi prende a schiaffi ogni giorno?
Lui è un uomo ricco.

Io invece chi sono?
La moglie che non ha più un lavoro perché lui mi voleva a casa.
Io non ho niente, tranne mio figlio.

Inizia così il racconto di una delle tante donne, e di una donna come tante, che Betta Cianchini ha portato in scena in questi anni. Ora torna con altre storie che fanno parte del format Storie di donne. Barbarie italiana. Fateci smettere questo spettacolo! un progetto formativo, informativo e performativo di sensibilizzazione artistica sul tema della violenza contro la donna, ideato e scritto da Betta, voce storica di Radio Rock, e realizzato in collaborazione con tante associazioni al femminile che ne hanno condiviso il contenuto. Tra le tante: BeFree, AssoLei, DGayProject, Punto D, C.A.M. e Le Funambole, di cui è socia fondatrice.
Le storie raccontate prendono vita dalla quotidianità nuda e cruda, dopo aver preso in esame centinaia di casi di violenza domestica, nonché dalle testimonianze raccolte dalla stessa Betta Cianchini.

Il format è stato scelto per essere presentato gratuitamente il 22 novembre, presso la Sala della Lupa a palazzo Montecitorio, a 100 ragazzi di istituti romani.

Betta ha già presentato il suo lavoro in diverse sedi istituzionali ed è stata invitata per ben due volte a prendere parte alla Giornata Mondiale contro la Violenza sulla donna indetta dall’O.N.U. nel 2013 e nel 2014. Nel 2015 ha avuto l’onore di essere invitata al Quirinale per la celebrazione della giornata della donna dal Presidente Napolitano per il suo “importante lavoro e zelo nella battaglia contro la violenza sulla donna”.

Betta, in cosa è diverso questo lavoro?
Questo progetto si ripromette di portare alla ribalta il problema da un punto di vista troppo spesso ignorato: gli uomini violenti sono stati prima di tutto figli, fratelli, alunni. E’ soprattutto a loro che dobbiamo parlare. Una vera e propria maratona teatrale per raccontare e denunciare un prodotto made in Italy, una barbarie italiana che non smetteremo di raccontare fino a quando ci saranno ancora casi di femminicidio.
Per questo nel 2013 è stata lanciata la campagna “Non nel mio nome, non col mio silenzio assenso”.

Ti leggo delle frasi tratte da alcuni tuoi lavori e interventi a tavole rotonde:

Come si fa a dire che uomo e donne sono uguali? Sono diversi e basta. (ragazzo,19 anni)

Vabbè è chiaro che poi ormai c’è tutta questa storia dei diritti etc però certe cose sono importanti. Mio padre per dire, è l’uomo di casa. Non esiste che le donne se la gestiscono loro la loro vita a casa. (…) Cioè mia madre è mia mamma. Je posso aprire pure lo sportello, per dire, però devi rigare dritto. (ragazzo, 19 anni)

Sono contrario alla violenza, va bene, però non devi proprio farlo,…che tradisci… tu donna… mi spiego? Un uomo è diverso! Voglio dire che l’uomo è un uomo… e quindi ovvio che si guarda intorno, se non lo fai sei pure un uomo parecchio problematico. (ragazzo, 16 anni)

Quelle – le femminucce – meglio annegarle tutte e non devono stufarci. Lo dice papà e i maschi hanno sempre ragione (bambino, 4 anni)

A casa e zitte. Poi pe’ carità, so’ aperto, non è che non dovete parlà! (uomo, 52 anni)

In classe mia per esempio tutti quelli che parlano del femminicidio e che sono per le donne e per i gay a me me sembrano tutti un po’… vabbè, dai hai capito, no? Diciamo strani, ecco!. (Bisbiglia: froci). (ragazzo, 15 anni)

Alla luce di questa desolante realtà, come reagiscono i ragazzi quando porti il tuo format nelle scuole, vedendo in scena, oltre alle donne, uomini maltrattanti che si raccontano in uno spettacolo contro la violenza sulle donne?

Per i ragazzi è molto più importante conoscere il percorso mentale degli uomini. Coinvolge noi madri, le insegnanti e tutta la comunità. Anche nel caso in cui le donne realizzano che dall’altra parte c’è un narcisista, purtroppo la spirale del sentimento di dipendenza è molto forte. Vedere un uomo in scena, soprattutto per i ragazzi, è importante perché li mette davanti a delle pulsioni che loro hanno. Poi i ragazzi ti dicono….un conto è mio padre che mette le corna a mia madre, se lo dovesse fare mia madre o la mia ragazza è diverso. Questa è una cosa che dicono spesso. Il problema è che tutti abbiamo imparato questo nelle nostre case e lo replichiamo. Questo è pericolosissimo. Ecco perché è un fallimento di tutta la società. Nessuno si deve sentire escluso da questo. 

E’ fondamentale portare nelle scuole l’ora di educazione ai sentimenti, per provare a fare in modo che i ragazzi capiscano la differenza tra amore e possesso. Il problema è che loro hanno l’idea del possesso. E questo è un messaggio che arriva forte anche dai media. Il problema che abbiamo di fronte, è che i ragazzi a 17 anni sono già sovrastrutturati ed è difficile agire. Per questo è importante iniziare il prima possibile.
Grazie al finanziamento dell’azienda Squadra Credit, che ha deciso di sponsorizzare il mio format, lo spettacolo verrà a breve proposto in dieci istituti superiori romani. Spero di poterlo prolungare.

Teatro ed istituzioni insieme. Può servire?
Spesso anche quando si denuncia, c’è qualcosa che si inceppa, che non va avanti. Ed è proprio quel meccanismo difettoso che viene studiato e vivisezionato nelle storie del progetto ed ecco perché è stato, ed è tuttora, di fondamentale importanza la lungimiranza artistica e sociale di aver ricercato la collaborazione con le forze dell’ordine e con le istituzioni.
Una delle situazioni che porto in scena in uno dei miei spettacoli, riguarda una donna che entra in un commissariato per denunciare di essere stata vittima di percosse. Sulla carta stanno sicuramente cambiando le procedure, in pratica ancora siamo indietro. Fino a poco tempo fa veniva risposto dall’uomo in divisa: “ torni a casa e cerchi di parlare con suo marito”. Situazioni che fanno sentire una donna mortificata e ancora più avvilita.
Ecco perché è fondamentale procedere su un doppio binario: da un lato la sensibilizzazione delle persone coinvolte e non e l’educazione delle nuove generazioni, dall’altro la formazione di quei nodi istituzionali che le donne si trovano di fronte dal momento in cui decidono di sporgere denuncia.

Tra le carte di Betta, ho letto la frase di una donna: Quando senti l’odore della paura, sei morta. E io quell’odore l’ho sentito. E lo porto ancora addosso. L’odore della paura è davvero un odore che ti resta nella testa. Alla fine lo senti ovunque, forse anche dove non c’è. Purtroppo nessuno può cambiare il proprio passato, però si può usare quel veleno chiamato paura per sviluppare una medicina chiamata felicità. Non è facile, ma si può partire dal provare gratitudine per essere vive; dall’utilizzare quell’olfatto, diventato sensibile all’odore della paura, per annusare la paura addosso ad un’altra donna, magari mascherato sotto un profumo costoso.

Una delle donne raccontate da Betta dice: Io ho solo paura ora e non sono nessuno.
Nessuna frase è più errata di questa! Noi siamo le donne che hanno il dovere di fare qualcosa per noi stesse; per i nostri figli, che non siano come i loro padri; per le nostre figlie, che non siano come noi; per tutti quegli uomini e quelle donne che potrebbero essere migliori e che, complice anche il nostro silenzio, saranno solo e sempre peggiori.
So cosa vuol dire avere paura. Ma so anche cosa vuol dire vincerla e decidere di tornare a vivere!

Hypatia