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(in)docilmente femmine

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(in)docilmente femmine

Siamo di fronte a un New Deal della sottomissione delle donne, figlie, madri, spose, compagne, con l’obiettivo di averle tutte docilmente femmine.
di Antonella Inverno

Si continua ad ignorare, se non a boicottare – a Bologna sono state addirittura schedate le scuole colpevoli di adottare programmi e libri per contrastare bullismo e violenza in un’ottica di genere –  il lavoro che le donne fanno in rete, una per tutte Educare alle differenze, per imparare invece insieme ai bambini e alle bambine il rispetto tra esseri umani, la fiducia reciproca, la gestione delle proprie emozioni e dell’affettività.
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I dati diffusi ultimamente da un’indagine di Demoskopika sulle violenze a danno delle donne in Italia sono stati ampiamente commentati sui media in relazione alla componente italiani/stranieri tra gli aggressori. A dispetto di una maggioranza di italiani, si è comunque voluto sottolineare il dato del 39% di chi la nazionalità italiana non ce l’ha. In un Paese dove lo ius soli sarà ancora chissà per quanto tempo una chimera, appare miope non riportare il  il dato disaggregato (per nascita oltre che per nazionalità) sugli aggressori stranieri.
Appare ancora più miope però non focalizzarsi sul dato di chi quella violenza la subisce. Per esempio, colpisce che tra i rumeni, da sempre considerati violenti e pericolosi in Italia, siano più numerose le donne vittime (9,3%) degli uomini aggressori (8,6%). Oppure che, sempre tra le vittime, la percentuale delle donne italiane (68%) sia di poco superiore a quella dei loro connazionali aggressori (61%), un dato che forse ha a che fare col crescente numero di coppie miste nel nostro Paese.
Perché, si sa, l’amore, come la violenza, non ha colore, né nazionalità. E paradossalmente è proprio dalle relazioni di coppia che nasce nella maggioranza dei casi la violenza.
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Guardando i dati che l’Istat ha rilanciato a marzo, salta all’occhio infatti che il numero maggiore delle violenze di ogni tipo  (ricatti, minacce, danni alle cose, pedinamenti, richieste insistenti) sia commesso proprio all’interno di relazioni affettive. Anche il Viminale ci ricorda che nei primi 7 mesi del 2017 sono state uccise volontariamente 51 donne in ambito domestico/affettivo: più di 7 donne al mese.
Però si sa, l’argomento sicurezza, se strettamente legato all’ormai ventennale sbandierata “emergenza invasione”, porta consenso e voti.

Ecco allora spuntare il manifesto di Forza Nuova, che grida all’allarme contro lo stupratore straniero, così alludendo alla protezione che il maschio italiano può fornire. Sì, magari proprio tra la rete affettiva dove violenze di ogni genere tengono in ostaggio non solo tantissime donne (gli aggressori dei quasi 7 milioni di donne che secondo l’Istat hanno subito nella propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale sono spesso ex partner), ma anche i loro figli e le loro figlie, che assistono impotenti a scene di ordinaria follia.

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Ma assurdamente non è solo l’estrema destra a seguire questa via. Si sta formando in Italia un “partito trasversale patriarcale”, ahimé alimentato anche da donne. Si susseguono articoli dove si danno consigli a giovani donne su come essere più caute per le strade italiane, sugli approcci che dovrebbero adottare nei confronti di un maschio incapace di contenere i propri istinti primordiali, come se, come ricorda Giulia Siviero sul Post, a subire quegli 11 stupri al giorno in Italia siano solo donne belle che vanno in giro di notte sole e poco vestite, e non anche insieme a loro donne meno avvenenti, che girano in jeans e anche non più tanto giovani.
Ma si arriva anche a consigli sull’educazione delle bambine e adolescenti alla diffidenza, bambine e adolescenti che a detta di questo nuovo partito del Padre, dovrebbero assolutamente recuperare un senso del limite e del pudore ormai perduto. Nulla si dice invece sui maschi, fino a prova contraria, la vera causa del fenomeno.
di Antonella Inverno

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